Rischi 231, infortunio sul lavoro da Covid-19: il Piemonte riconosce il primo caso


Le infezioni da nuovo coronavirus avvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa sono tutelate a tutti gli effetti come infortuni sul lavoro. Il Decreto Legge cosiddetto “Cura Italia” del 17 marzo 2020, n. 18, stabilisce, infatti, che “Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato”.

Il primo caso di infortunio mortale per infezione da Covid-19 contratta sul lavoro

In Piemonte, l’INAIL ha riconosciuto il primo caso di infortunio mortale per infezione da Covid-19 contratta sul lavoro. Il caso riguarda un operatore sanitario di un ospedale di Torino, ricoverato in terapia intensiva in un primo momento e che è, poi, deceduto alla fine del mese di marzo. Nel caso citato, ha operato la presunzione semplice di origine professionale, ovverosia la riconduzione automatica dell’origine dell’infezione all’esposizione subita durante l’attività lavorativa, senza dover risalire alla prova del nesso di causalità.

La presunzione in parola è stata prevista dall’INAIL nella circolare n. 13 del 3 aprile 2020, con la quale si è sancita a tutti gli effetti la tutela di alcune categorie di lavoratori: innanzitutto degli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, considerata l’elevatissima probabilità che questi lavoratori vengano a contatto con il virus.
Lo stesso principio è stato applicato anche a chi opera in costante contatto con l’utenza, come ad esempio, i lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, ecc..

Ai fini della responsabilità 231, il Datore di Lavoro e – per il suo tramite – l’Impresa dovrà, quindi, essere in grado di dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire un eventuale contagio, rendendo complesso muoverle un rimprovero che, come noto, ricondurrebbe al concetto sotteso alla disciplina della responsabilità degli enti, di “colpa di organizzazione”.

Infatti, se la Società non si è adeguata ai necessari interventi previsti dalla normativa d’emergenza e da tale omissione abbia tratto un interesse o un vantaggio (ad esempio, il solo risparmio di costi per l’adozione delle misure di protezione può integrare un vantaggio), ai sensi del D.lgs. 231/01 l’ente sarà responsabile degli eventi infortunistici derivanti dalla contrazione del contagio, quali lesioni gravi e gravissime o omicidio colposo occorsi ai propri dipendenti (art. 25-septies D.lgs. 231/2001).

Quali misure possono essere adottate per tutelare la salute dei dipendenti?

Uno strumento utile per individuare procedure e regole di condotta da applicare in ambito aziendale è il Protocollo tra Governo e parti sociali “di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” del 14 marzo 2020. Si tratta di un documento che, pur non avendo valore normativo, contiene le linee guida per garantire la prosecuzione delle attività lavorative. Si presenta come un protocollo di regolamentazione idoneo ad assicurare adeguati livelli di protezione alle persone presenti all’interno degli spazi aziendali e a garantire la salubrità dell’ambiente.

Le seguenti misure indicate dal protocollo sono da adottare integrandole con altre equivalenti o più incisive secondo le caratteristiche di ciascuna organizzazione:

  • ­Modalità informative e divulgative adottate nei riguardi di chiunque abbia accesso all’azienda (dipendenti, fornitori, visitatori) in merito ai comportamenti da tenere in applicazione delle disposizioni normative e delle raccomandazioni ministeriali emanate;
  • Misure relative a ingresso e permanenza in azienda di dipendenti, fornitori e visitatori, nonché gestione di spostamenti interni, riunioni, formazione, trasferte e viaggi lavoro;
  • Modalità di gestione degli spazi comuni e degli interventi di pulizia e sanificazione dei locali;
  • Precauzioni igieniche adottate e dispositivi di protezione individuale forniti al personale;
  • Organizzazione aziendale a tutela della continuità aziendale (es. turnazione, trasferte e smart work, rimodulazione dei livelli produttivi);
  • Gestione di una persona sintomatica in azienda;
  • Sorveglianza sanitaria/medico competente/RLS;
  • Costituzione di un «Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione» con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS.

Tutte queste attività possono, peraltro, coinvolgere anche il tema della tutela della privacy. A tal proposito, segnaliamo l’importanza di regolamentare ai sensi del GDPR e Codice Privacy gli eventuali trattamenti di dati personali effettuati durante l’attuazione delle misure di prevenzione del contagio.

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