Confindustria emana le prime indicazioni operative su 231 e Covid-19


Per far fronte ai rischi connessi all’emergenza epidemiologica da Covid-19, nel Position Paper di giugno, Confindustria ha predisposto delle prime indicazioni operative per le imprese in merito all’adeguatezza dei Modelli Organizzativi ai sensi del D.lgs. 231/2001 e al ruolo dell’Organismo di Vigilanza nel contesto attuale.

Il Documento suggerisce una riflessione sui rischi che le imprese sono chiamate a gestire a seguito dell’emergenza sanitaria e crisi economica in atto, con focus sul loro rilievo in ambito 231, distinguendoli in due tipologie: rischi diretti ed indiretti.

Rischi indiretti

I rischi indiretti vengono considerati come un’ulteriore “occasione” di commissione di alcune fattispecie di reato già incluse all’interno del catalogo dei reati presupposto della disciplina 231, seppur non considerate strettamente connesse alla gestione del Covid-19 in ambito aziendale. Diversi sono gli esempi che sono stati riportati sul tema:

  • la necessità da parte delle imprese di recuperare i profitti non conseguiti nel periodo dell’emergenza o quella di accedere agli ammortizzatori sociali introdotti per gestire i livelli occupazionali durante l’emergenza sanitaria; la possibilità di partecipare a gare semplificate per la fornitura di DPI; le dichiarazioni e certificazioni attestanti il possesso delle condizioni richieste dai vari provvedimenti normativi per la prosecuzione dell’attività produttiva, potrebbero comportare una maggior esposizione al rischio teorico di condotte corruttive, sia verso Pubblici Ufficiali o Incaricati di Pubblico Servizio, sia verso soggetti privati;
  • la necessità dell’imprenditore di procurare determinate categorie di beni indispensabili per la prosecuzione dell’attività produttiva, quali mascherine o altri DPI, che potrebbe determinare la commissione di reati contro l’industria e il commercio;
  • caporalato e impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare;
  • la necessità di procurarsi determinate categorie di beni indispensabili per la prosecuzione dell’attività produttiva esposizione al rischio di commettere illeciti contro l’industria e il commercio;
  • reati di criminalità organizzata: il rischio di infiltrazioni criminali a causa delle difficoltà finanziarie delle imprese e della necessità di recuperare liquidità o per il ricorso a subappalti a basso costo; per le stesse ragioni, si potrebbe inoltre verificare una maggior incidenza del rischio di realizzazione di condotte illecite quali ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio;
  • reati informatici e violazioni in materia di diritto d’autore per via dell’ampio e generalizzato ricorso allo smartworking, attivabile in alcuni casi anche mediante l’uso di dispositivi e connessioni di rete personali dei lavoratori e un uso non conforme dei dispositivi e dei software da parte dei singoli utenti.

Rischi diretti

Accanto ai c.d. rischi indiretti, il Position Paper considera anche quei rischi la cui presenza è stata determinata dall’insorgere dell’epidemia, ossia un rischio diretto conseguente al contagio da Covid-19.

Si tratta di un rischio correlato all’esposizione dei lavoratori al possibile contagio Covid-19 nei luoghi di lavoro, che coinvolge indistintamente tutte le imprese e tutti i lavoratori e che dispiega i suoi effetti anche con riferimento alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti. I reati in ambito salute e sicurezza sul lavoro, infatti, erano già contemplati e disciplinati all’art. 25-septies del Decreto prima dell’emergenza sanitaria. Inoltre, come rischio diretto, sussiste l’obbligo per il Datore di lavoro di predisporre le adeguate misure che tutelino i lavoratori da tale rischio, ai sensi dell’articolo 2087 del Codice Civile.

Per assolvere tale obbligo, in considerazione della eccezionalità e complessità del fenomeno Covid-19, si è giunti alla conclusione che l’imprenditore debba conformare la propria attività alle misure di contenimento e di prevenzione del contagio, indicate dalle Autorità pubbliche e contenute in diverse fonti, ovvero nei Decreti Legge e nei DPCM che si sono succeduti negli ultimi mesi, nonché nel Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro.

Come noto, tale aspetto è stato particolarmente discusso con riguardo all’automatica riconducibilità di responsabilità civile e penale in capo al Datore di Lavoro per l’eventualità di contagio di un lavoratore sul luogo di lavoro. Il Position Paper, sul tema richiama la circolare di chiarimento emanata da INAIL, n. 22 del 20 maggio scorso, con la quale è stato precisato il diverso presupposto alla base dell’erogazione dell’indennizzo Inail al lavoratore per infortunio, rispetto a quello che fonda la responsabilità per il Datore di Lavoro, sancendo definitivamente l’assenza di automatismo nella contestazione in sede civile o penale che è sostenibile solo solo in nel caso in cui venga fornita prova del nesso di causalità e dell’imputabilità del titolare di impresa, quantomeno a titolo di colpa.

Il Modello Organizzativo 231 deve essere aggiornato?

Le imprese che sono già dotate di Modello Organizzativo, proprio in considerazione del fatto che lo strumento normativo copre già le aree di rischio indiretto e diretto generate dalla diffusione della pandemia, dovrebbero essere già tutelate in relazione alla commissione di eventuali condotte illecite.

Per Confindustria, infatti, il nuovo rischio biologico non impone un’automatica necessità di aggiornamento del Modello Organizzativo (che potrà essere già adeguato al contenimento dei rischi), ma comporterà al più un’opportuna rivalutazione della bontà ed efficacia delle procedure/istruzioni operative/protocolli sottesi al medesimo, avuto riguardo alle novità introdotte dalle Autorità in relazione alle misure da predisporre. L’ipotesi avanzata è, quindi, quella di un “Addendum” al Modello 231 che permetta di aggiornare e tracciare tutte le regole e prescrizioni che la società ha provveduto ad implementare nella eccezionale quanto (si spera) temporanea situazione emergenziale.

Al contrario, gli enti che non si sono ancora ancora adeguati alla normativa 231 saranno chiamati ad un’importante riflessione circa l’opportunità dell’implementazione del Modello Organizzativo.

Ruolo dell’Organismo di Vigilanza

Confindustria, nel proprio elaborato, dopo aver affrontato il tema dell’impatto del Covid-19 sulla struttura dei Modelli Organizzativi, suggerisce di rafforzare il compito dell’Organismo di Vigilanza di monitoraggio sulla corretta ed efficace implementazione del Modello esistente, “nonché delle misure attuate dal datore di lavoro in ottemperanza alle prescrizioni delle Autorità pubbliche.

In particolare, si richiede all’O.d.V. di accertare che la gestione del rischio da parte dall’impresa sia conforme al quadro normativo di riferimento, attraverso la richiesta di adeguati flussi informativi sulle misure concretamente implementate all’interno dell’impresa in chiave anti-contagio.

Spetta all’Organismo di Vigilanza il compito di segnalare ai vertici aziendali e alle funzioni preposte ai controlli operativi, eventuali criticità riscontrate nella propria attività di vigilanza.

Conclusione: la best practice

In conclusione, il Position Paper considera una best practice per affrontare l’emergenza “l’insieme dei presidi e dei protocolli implementati dall’impresa per mitigare il rischio di commissione dei reati presupposto e delle specifiche misure anti-contagio legate al COVID-19, unitamente al meccanismo dei controlli e dei flussi informativi da e verso l’Organismo di Vigilanza e la continua interlocuzione tra quest’ultimo, i vertici e i presidi aziendali preposti”.

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