Videosorveglianza in condominio: tutto il mondo è Paese


Nella Relazione sull’attività svolta nell’anno 2019, il Garante per la protezione dei dati personali ha affrontato il tema della videosorveglianza in ambito privato, con particolare riferimento all’utilizzo delle telecamere in ambito condominiale.

Che tale materia costituisca l’ennesimo possibile terreno di scontro tra condomini non è certo un mistero!

Sicuramente è più curioso il fatto che queste dinamiche si ripetano anche fuori dal nostro Paese, coinvolgendo le Autorità di Controllo straniere, come accaduto recentemente in Belgio.

I principi applicabili: le indicazioni del Garante

Il Garante ricorda che quando l’installazione di sistemi di videosorveglianza viene effettuata da persone fisiche, per fini esclusivamente personali, non si applica la normativa in materia di protezione dei dati personali.

Questo significa che le immagini non dovranno essere né comunicate sistematicamente a terzi, né diffuse e che l’angolo di visuale dell’obiettivo della telecamera deve limitarsi esclusivamente a inquadrare l’area privata da proteggere.

Per quanto riguarda il condominio, ad esempio, potranno sussistere tali fini personali nel riprendere, da parte del condomino, soltanto la propria porta di casa e non tutto il pianerottolo o la strada, ovvero riprendere il proprio posto auto e non l’intero garage.

Questa posizione era già stata descritta dal Garante nel vademecum “Il condominio e la privacy” del 2013. Questo elemento è fondamentale per evincere una continuità nella regolamentazione dei trattamenti di dati posti in essere in tale ambito, anche dopo l’applicazione del Regolamento UE 2016/679 (GDPR).

A dimostrazione di questo, nella Relazione 2019, il Garante stesso ha richiamato “i principi contenuti nel provvedimento generale in materia di videosorveglianza adottato l’8 aprile 2010 (doc. web n. 1712680)”, provvedimento da intendersi quindi ancora confermato ed attuale.

L’installazione delle telecamere in condominio: l’approvazione dell’assemblea

Il Garante ricorda che, anche oggi, per l’installazione di impianti di videosorveglianza sulle parti comuni di un condominio, le deliberazioni “devono essere approvate dall’assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio (artt. 1122-ter e 1136 c.c.)”.

Ottenuta l’approvazione all’installazione delle telecamere, il condominio dovrà comunque rispettare le regole generali relative al collocamento delle stesse, tra cui l’obbligo di segnalarne la presenza mediante apposita vignetta.

Per le caratteristiche degli appositi cartelli informativi si rinvia a Impianti di videosorveglianza: segnaletica e aree di ripresa,. Mentre per le regole da rispettare in materia di videosorveglianza si deve sempre tenere presente quanto indicato nel Provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010 [1712680].

L’importanza di attenersi alle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali nell’installazione degli impianti è sottolineata dal fatto che un uso non corretto delle telecamere all’interno di un condominio potrebbe diventare un fertile terreno di scontro e di contenziosi tra condomini.

Tale situazione è stata oggetto di una recente pronuncia dell’Autorità garante del Belgio.

Come descritto anche dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) nelle Guidelines 3/2019 in materia di videosorveglianza, è comune – anche al di fuori del nostro Paese – il “conflitto” tra le contrapposte esigenze della sicurezza e della privacy.

 Le telecamere in condominio scaldano gli animi dei condomini: un recente provvedimento dell’Autorità di Controllo del Belgio.

Alcuni condomini hanno denunciato all’Autorità l’installazione non a norma di telecamere per monitorare l’area comune di due blocchi di appartamenti da parte del costruttore.

Quest’ultimo ha sostenuto di aver dovuto installare l’impianto per adempiere al contratto che prevedeva la costruzione di un immobile videosorvegliato. Afferma che i condomini, proprietari degli appartamenti, avevano dato il loro consenso all’installazione dello stesso, sottoscrivendo i contratti di acquisto notarili.

Nel suo provvedimento, l’Autorità per la protezione dei dati del Belgio, ha però negato tale circostanza dopo aver verificato i contratti, perché il presunto consenso dei condomini non avrebbe avuto quelle caratteristiche di libertà che il GDPR richiede perché possa essere considerato valido.

Esattamente come avviene in Italia mediante la delibera assembleare con il quorum sopra descritto, anche nel caso in esame l’Autorità belga ha ritenuto necessario ai fini dell’installazione di telecamere che riprendano parti comuni di un condominio l’accordo delle parti.

Inoltre l’autorità di controllo ha escluso la sussistenza del legittimo interesse del costruttore all’installazione dell’impianto, dato che il suo interesse non ha superato il test di bilanciamento con i diritti e le libertà degli altri condomini.

Questa vicenda dimostra che l’installazione di un impianto di videosorveglianza presso un condominio è, per le diverse parti coinvolte (condomini, costruttore, amministratore, ecc.), un tema tutt’altro che semplice e facile da gestire nel rispetto della vigente normativa per la protezione dei dati personali.

Articolo a cura di Giovanni Galimberti Legal Compliance Officer, Labor Project

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