Corte di Cassazione: responsabilità ex D.Lgs. n. 231/2001 per distacco fittizio di dipendenti


La Corte di Cassazione, Sez. II penale, con la sentenza n. 23921/2020 ha messo in luce una modalità di integrazione di illecito amministrativo ai sensi del D.lgs. 231/2001, con riguardo al reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 24 del citato Decreto), tramite l’utilizzo dell’istituto del distacco fittizio di lavoratori.

La sentenza della Corte di Cassazione

Ventidue lavoratori, solo formalmente dipendenti di una società fittizia (distaccante), avevano prestato la loro opera – in distacco – presso altra impresa invece effettivamente esistente.

La Corte d’Appello di L’Aquila, confermando la sentenza di primo grado, aveva ritenuto che il reato di truffa all’INPS si fosse realizzato tramite il risparmio contributivo e previdenziale ottenuto dalla società distaccataria (profitto della truffa), che non trovava nemmeno soddisfazione da parte della distaccante poiché i lavoratori non vi avevano maturato nemmeno un giorno di lavoro. La società fittiziamente costituita era risultata, infatti, una mera “scatola vuota”, priva di mezzi propri e costituita al solo fine di realizzare l’accordo di distacco.

Con il ricorso in Cassazione, l’amministratore unico dell’ente distaccatario e l’ente stesso, hanno eccepito la riconducibilità della condotta contestata agli artt. 18 e 30 D.lgs. 276/2003 (c.d. Legge Biagi) e non a quanto previsto dall’art. 640 comma 2, n.1, c.p., sostenendo peraltro l’identità delle condotte descritte dalle norme citate.

Il Giudice di Legittimità non ha accolto tale tesi, sottolineando che nell’ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato è rinvenibile il fine di eludere gli obblighi contributivi, totalmente assente nelle previsioni sanzionatorie della Legge Biagi che pretende esclusivamente di tutelare il lavoratore (interpretazione supportata anche dalla Circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 3 del 11 febbraio 2019).

La Suprema Corte, confermando la sentenza di condanna, si è infatti espressa in tali termini: “la finalità della fittizia interposizione è proprio quella di procurarsi un ingiusto profitto (con corrispondente danno per gli enti previdenziali) consistente nel risparmio contributivo, del tutto differente da quella (eventuale) del mancato rispetto della normativa posta a tutela dei lavoratori”.

La responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001

La sentenza esaminata pone in evidenza come la responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001 possa derivare anche dall’abuso di strumenti giuridici quale, ad esempio, il distacco di lavoratori che – nella sua illecita applicazione – ha realizzato il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.

Come noto, molteplici sono le modalità di frode che la Giurisprudenza riconduce alla configurazione di tale illecito rendendo pertanto sempre più sensibile, per le imprese, il tema di garantire trasparenza e buona fede nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

A tal fine, diventa rilevante dotarsi di un Modello Organizzativo che da un lato preveda protocolli, procedure e presidi di controllo effettivamente applicati e, dall’altro, contempli un Organismo di Vigilanza che svolga controlli specifici nella sua attività di verifica. Nel caso esaminato, ad esempio, un controllo relativo al rispetto degli adempimenti contributivi – svolto richiedendo al responsabile aziendale del personale l’invio di flusso informativo, recante le evidenze di riferimento – avrebbe prontamente fatto rilevare l’illecita ragione economica del distacco dei lavoratori.

Articolo a cura dell’ Avv. Michela Parotelli | Legal Compliance Officer, Labor Project

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